Vangelo-psy - Psicoterapia Breve e Salute
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L'idea di scrivere il libro Il vangelo oltre le parole  nasce da un'analisi del brano

evangelico sulle Nozze di Cana. Allora, un po' come i protestanti, non capivo

l'importanza di questa donna, ma analizzare come psicologa quel brano mi aprì 

uno scenario inaspettato sull'importanza di Maria.


Oltre al brano sulle  Nozze di Cana è riportato di seguito un brano sul perdono.

Chi vuole può diffonderli liberamente purchè citi l'autrice.

Vari studi indicano che riuscire a perdonare giova alla salute.


Si  può  acquistare  il  libro (10 €)  sul  sito  dell'editore  Youcanprint,  in altre

librerie  internet  o in  librerie che  lo  richiedano direttamente all'editore.


Il  libro è  un'analisi psicologica di vari brani  del vangelo riconosciuto.
L'opera ha avuto una prima edizione, leggermente più breve, con il titolo "Il vangelo

secondo una psicologa" recensita da Aurelio Penna, evangelico. Una recensione

alla seconda edizione è stata scritta da Stefano Donno e Luciano Pagano


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Autore: Valentina Sciubba Ed. Youcanprint 2011
 
          IL VANGELO OLTRE LE PAROLE - ANTEPRIMA 



                                                                   LE    N O Z Z E    D I    C A N A
 
pag.14-15
 
....I genitori non solo mettono al mondo i figli, ma sono anche le prime figure che trasmettono loro cultura e tradizioni; in tal modo, ancorano e collegano i nuovi nati alla società. Per il bambino i genitori o chi per loro sono i principali punti di riferimento, da essi il bambino dipende per la sopravvivenza e ciò comporta che il figlio sviluppi non solo dei doveri verso i genitori, ma anche una serie di legami e condizionamenti nei riguardi della famiglia e della società. Ciò non deve essere valso in egual misura per Gesù, in particolare i condizionamenti sociali devono essere stati per lui minimi e quasi nulli. Infatti, chi lo aveva chiamato alla vita? I suoi genitori non erano propriamente “naturali” come quelli di tutti gli altri bambini e colpisce il fatto che non si trovi in tutto il Vangelo un passo dove Gesù chiami Maria direttamente “mamma” o “madre”; piuttosto Egli la chiama “donna” come nell’episodio delle nozze di Cana. ....
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pag.22-25 .....Se la vita e la figura di Maria sono quindi strettamente e indissolubilmente legate al Figlio e sono un mistero per vari aspetti, c’è un episodio nel Vangelo che, se possibile, accresce ancora di più l’importanza di questa donna e il mistero che la avvolge: l’episodio delle nozze di Cana. Papa Giovanni Paolo II deve averne colto l’assoluta rilevanza se lo ha inserito nella recita del S. Rosario tra i misteri della Luce. Vale la pena riportare il brano per intero (Gv. 2,1-11) dal Vangelo di Giovanni, il discepolo tra l’altro, che divenne il figlio acquisito di Maria ai piedi della croce.

1 E tre giorni appresso, si fecero delle nozze in Cana di Galilea, e la madre di Gesù era quivi. 2 Or anche Gesù, co’ suoi discepoli, fu chiamato alle nozze. 3 Ed essendo venuto meno il vino, la madre di Gesù gli disse: Non hanno più vino. 4 Gesù le disse: Che v’è fra te e me, o donna? l’ora mia non è ancora venuta. 5 Sua madre disse ai servitori: Fate tutto ciò ch’egli vi dirà. 6 Or quivi erano sei pile di pietra, poste secondo l’usanza della purificazion dei Giudei, le quali contenevano due, o tre misure grandi per una. 7 Gesù disse loro: Empiete d’acqua le pile. Ed essi le empierono fino in cima. 8 Poi egli disse loro: Attingete ora, e portatelo allo scalco. Ed essi gliel portarono. 9 E come lo scalco ebbe assaggiata l’acqua ch’era stata fatta vino (or egli non sapeva onde quel vino si fosse, ma ben lo sapevano i servitori che aveano attinta l’acqua), chiamò lo sposo, e gli disse: 10 Ogni uomo presenta prima il buon vino; e dopo che si è bevuto largamente, il men buono; ma tu hai serbato il buon vino infino ad ora. 11 Gesù fece questo principio di miracoli in Cana di Galilea, e manifestò la sua gloria; e i suoi discepoli credettero in lui.

In questo brano sono centrali lo scambio verbale tra Gesù e Maria e il successivo comportamento di quest’ultima. Nel rivolgersi a Gesù, Maria lo informa che è sopravvenuto un problema che rischia di rovinare il matrimonio: il vino per i commensali è terminato; ella così implicitamente sollecita il Figlio, se può, a fare qualcosa per risolvere il detto problema. La risposta di Gesù è distaccata e quasi glaciale. Egli anzitutto non chiama Maria “madre”, ma “donna”, termine che rimanda soprattutto al passo della Genesi 3,15-20, laddove Dio, rivolgendosi al serpente, preconizza: “porrò inimicizia tra te e la Donna, tra la tua stirpe e la stirpe di lei…”. Gesù così riconosce il ruolo salvifico di Maria, ma nello stesso tempo come un figlio ormai cresciuto, sembra rivendicare la sua autonomia nelle scelte, nei tempi e modi delle sue azioni. La frase successiva “non è ancora giunta la mia ora” è probabilmente esplicitabile come “non mi è arrivato alcun segno che io debba iniziare a manifestarmi più apertamente agli uomini”.
La risposta comportamentale e verbale di Maria ha dello straordinario. Ciò che il Figlio le aveva appena detto avrebbe probabilmente gelato e frenato chiunque, non lei che invece si direbbe non ne è minimamente scalfita. Inoltre ella, ordinando ai servi di compiere ciò che il Figlio avrebbe detto, mostra un’incredibile sicurezza su ciò che sarebbe accaduto; è come assolutamente certa che Gesù si sarebbe adoperato per il bene, che avrebbe aiutato gli sposi.
L’aspetto forse più importante comunque della risposta di Maria è il suo significato in riferimento all’affermazione di Gesù: “non è ancora giunta la mia ora”. Con il suo comportamento Maria indirettamente dice al figlio che la sua ora è giunta, che è tempo che egli inizi la sua missione e si manifesti al mondo. È Maria che spinge il Figlio nel mondo e, nel far questo, assume un ruolo che nella famiglia è solitamente rivestito dal padre. Teorie psicologiche e pratica clinica indicano infatti che solitamente o comunque più frequentemente la madre è la figura che più tende a trattenere nell’ambito familiare i figli, a volte contribuendo a impedirne patologicamente il fisiologico “svincolo” verso l’autonomia, l’indipendenza economica e la realizzazione socio-affettiva; il padre al contrario è solitamente più pronto a favorire e promuovere il percorso del figlio verso l’autonomia.
L’operato di Maria appare anche quel “segno” che Gesù stava aspettando, quel segno che gli facesse capire che i tempi della sua manifestazione erano maturi.
Ciò mi ricorda anche l’enorme importanza che a volte riveste il consenso dei genitori riguardo alle scelte importanti dei figli nel loro percorso verso l’autonomia. Accade non infrequentemente che questo percorso si blocchi, con inevitabili gravissime conseguenze, proprio per l’enorme desiderio/bisogno da parte del figlio di questo consenso negato. Ciò può avvenire ad esempio se il legame affettivo è troppo stretto e uno dei due protagonisti abnormemente dipendente affettivamente dall’altro. Non è probabilmente questo il caso di Maria e Gesù, considerata la “durezza” della risposta di quest’ultimo a sua madre, la qual cosa denota una discreta e più che giusta “distanza affettiva”.
Gesù d’altra parte si era già presumibilmente allontanato dalla sua famiglia di origine: aveva dimorato quaranta giorni nel deserto, aveva chiamato a sé i primi discepoli e probabilmente viveva assieme a loro.
Ad ogni modo, Gesù praticamente “obbedisce” all’invito della madre ad agire, è pronto nel cogliere il momento, l’impulso, il segno dei tempi.
Chi era questa donna così potente da sapere ciò che doveva avvenire e da decidere l’effettivo avvio della missione del figlio nel mondo? Quanto grandi il suo potere e la sua conoscenza dei piani di Dio?
Per il piano di salvezza di Dio sono stati essenziali un uomo e una donna e Maria non appare essere solo lo strumento per la nascita del Cristo, ma una donna con potere decisionale e attiva promotrice della missione di quest’ultimo.
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  IL "BENE"  DEL PERDONO


 
pgg.99 -101;   Marco 11,20-25
                                           
20 E la mattina seguente, come essi passavano presso del fico, lo videro seccato fin dalle radici. 21 E Pietro, ricordatosi, gli disse: Maestro, ecco, il fico che tu maledicesti è seccato. 22 E Gesù, rispondendo, disse loro: Abbiate fede in Dio. 23 Perciocchè io vi dico in verità, che chi avrà detto a questo monte: Togliti di là, e gettati nel mare; e non avrà dubitato nel cuor suo, anzi avrà creduto che ciò ch'egli dice avverrà; ciò ch'egli avrà detto gli sarà fatto. 24 Perciò io vi dico: Tutte le cose che voi domanderete pregando, crediate che le riceverete, e voi le otterrete. 25 E quando vi presenterete per fare orazione, se avete qualche cosa contro ad alcuno, rimettetegliela; acciocchè il Padre vostro ch'è ne' cieli vi rimetta anch'egli i vostri falli.

Questo piccolo brano ha un antecedente nei versetti di Matteo 11,11-14. In essi si narra che Gesù, nel recarsi a Gerusalemme in prossimità di quella Pasqua che avrebbe segnato la sua passione, cercò per sfamarsi dei frutti in un albero di fichi, nonostante non fosse la stagione per trovarli. Non avendoli trovati inviò all’albero una sorta di maledizione dicendogli: “Nessuno possa mai più mangiare i tuoi frutti”. Il comportamento di Gesù appare incomprensibile: aveva cercato infatti quello che era praticamente impossibile trovare e aveva per questo inviato una maledizione che i suoi discepoli avevano udito. Una spiegazione possibile a questo comportamento è che una natura che non sia al servizio di Dio (e il fico non aveva offerto frutti al Figlio di Dio), non merita di vivere.
Fatto sta che l’indomani il fico era completamente seccato e i discepoli si stupirono di un tale prodigio, tanto più che era un prodigio “in negativo”; mai probabilmente avevano visto il loro Maestro compiere atti o miracoli che fossero “in negativo”. Pietro, il più audace o il più estroverso esplicita il loro stupore.
Nella sua risposta Gesù nei versetti 22-24 ribadisce l’onnipotenza di Dio: tutto è possibile a Dio e al suo Figlio prediletto e non solo, qualunque cosa chiedano gli uomini, purchè sia buona e giusta, sarà loro accordata. Come se credere in un futuro di bene e chiederlo porterà alla sua realizzazione. Dio infatti non può essere contro il Bene e quindi lo concederà.
Che il Bene sia essenziale in queste convinzioni/richieste degli uomini viene confermato dal successivo versetto 25. Esso infatti invita ad essere in sintonia col Padre e perciò ad essere buoni, a volere il bene in tutte le sue forme e non fare del male neppure col pensiero, neppure col sentimento. Gesù invita ad eliminare ogni pensiero cattivo “contro” qualcuno, ogni rancore e ad essere “Bene” noi stessi; allora il Padre ricolmerà gli uomini della sua grazia e della sua potenza.
Il termine “rancore” proviene dal latino “rancorem” cioè “rancidità” e quindi riporta a qualcosa di andato a male, cattivo, deteriorato, immangiabile. Un sentimento negativo che come tale con ogni probabilità danneggia chi lo prova più del soggetto contro cui è diretto. Oltre alla mancanza di serenità e pace interiore infatti, occorre considerare che è illusorio pensare di poter scindere totalmente i pensieri dalle opere: siamo un tutt’uno e se abbiamo qualcosa “contro” qualcuno è molto probabile o sicuro che alla prima occasione utile trasformeremo, magari involontariamente e inconsciamente, il sentimento in azione negativa con tutte le conseguenze rovinose per noi e gli altri che fare del male al nostro prossimo comporta. Infatti il male fatto ad altri inevitabilmente danneggia anche l’ambiente sociale circostante e quindi anche e spesso in primis l’autore del danno iniziale, con una serie di ricadute negative a cascata per cui si rischia di innescare una spirale negativa che sembrerebbe opposta a quella descritta dal logico Elster e di cui si è parlato a proposito del “sano egoismo” (v. brano Mt 20,1-16).
Il male come il bene appare interattivo: l’autore del male fatto ad altri corre come minimo il rischio di soffrire di rimorsi e pressoché inevitabilmente di personali ripercussioni negative che possono essere anche molto gravi.
Questo brano mostra come l’aver qualcosa “contro” qualcuno, presumibilmente in modo consapevole e deliberato, si configuri come un “peccato di pensiero” che, come tale non va sottovalutato. Esso, infatti, alla stregua e non meno di altri tipi di mancanze, può comportare gravi conseguenze, in termini di danni arrecati a sé e agli altri.
Aggiungerei che quel minimo di libertà che abbiamo risiede forse proprio nella “volontà”. Possiamo “voler” perdonare pur non sapendo se ci riusciremo davvero, ma presumibilmente quel “voler” è tutto ciò che ci serve e possiamo fare per riuscirci al meglio e vivere meglio. 

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INDICE  del libro

pag.

3     Premessa
9     Capitolo primo - Gesù Figlio dell’uomo
19    Capitolo secondo - La Madre mirabile
26    Capitolo terzo - Analisi di passi evangelici

27    Lc 17,5-10 Umiltà e fede
28    Lc 17,11-19 I dieci lebbrosi
30    Lc 18,9-14 Il fariseo e il pubblicano
31    Mt 5,1-12 Le beatitudini
33    Gv 6,37- 40 Identità di Gesù
35    Lc 19,1-10 Zaccheo
37    Lc 20,27-38 La resurrezione
38    Mt 24,37-44 Giorno del Signore
40    Lc 1,26-38 Annunciazione: fede e ragione
42    Mt 1,18-24 Incarnazione
45    Mt 2,13-15; 19-23 Giuseppe
46    Lc 2,16-21 Il Cristo nella mangiatoia
48    Gv 3,22-36 Giovanni Battista
51    Mt 4,12-23 Fidarsi di Gesù
53    Mt 4,1-11 Tentazioni nel deserto
55    Lc 22,63-71 L’autorità costituita
58    Gv 20,19-31 Impenetrabilità della materia
60    Gv 14,15-21 Lo Spirito Consolatore
62    Gv 6,51-58 Eucarestia
65    Mt 7,21-27 Operatori di iniquità
67    Mt 9,9-13 Chiamata di Matteo
69    Mt 13,44-52 Il Regno dei Cieli
72    Mt 14,13-21 Benedizione di Dio
74    Mt 14,22-33 Coraggio e fiducia di Pietro
77    Mt 15,21-28 Saper chiedere
80    Mt 16,13-20 Primato di Pietro
82    Mt 16,21-27 Perfezione e vita di Gesù
85    Mt 18,15-20 Corrispondenza tra Cielo e terra
88    Mt 20,1-16 Dio amore
91    Mt 21,28-32 Orgoglio e pentimento
94    Luca 17,1-4 Il perdono
96    Mc 11,20-25 Il “bene” del perdono
98    Gv 3,13-17 Amore e vita
101   Gv 15,5-12 La gioia
103   Lc 23,35-43 Somma umiliazione
105   Lc 1,39-56 Magnificat
108   Gv 20,1-10 Resurrezione di Gesù

105 Conclusioni
108 Bibliografia

Licenza Creative Commons
Il vangelo oltre le parole by Valentina Sciubba is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
 
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La dott.ssa Sciubba ValentinaPsicologa Psicoterapeuta, esperta in Psicologia Applicata alla Salute, utilizza la terapia Strategica Breve e la Terapia della Gestalt per i risultati rapidi stabili.

Ha una precedente laurea in Medicina.


Esercita in Roma   - Via del Pigneto 27/a (Metro Pigneto)

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